21 ottobre 2017

Intervento del Console alla Giornata di presentazione dell’Associazione dei Medici Camerunesi

amciDiscorso integrale del Console alla Conferenza di presentazione dell’Associazione AMCI, a Parma il 16 Novembre 2013.

Acquisto della cittadinanza italiana: problematiche legate al divieto della doppia cittadinanza e all’esigenza del rientro in Patria dei giovani migranti.

 

1. Accenni sulle condizioni di vita della popolazione nei Paesi di provenienza.

Per affrontare seriamente qualunque tema legato all’emigrazione non si può fare a meno di analizzare anzitutto la realtà che l’emigrato si è lasciato alle spalle per quanto riguarda le condizioni di vita in generale, con particolare riferimento alla tutela dei diritti relativi alla salute, all’istruzione, al lavoro e ad una congrua e adeguata remunerazione per i lavoratori dipendenti.

Per esperienza diretta posso dire di conoscere da vicino i notevoli disagi che affliggono le popolazioni del Camerun e dei Paesi limitrofi, disagi dovuti principalmente alla povertà diffusa, alla carenza dei servizi pubblici essenziali, in particolare nella sanità, nei trasporti e nelle comunicazioni, alla scarsità di acqua potabile e di energia elettrica soprattutto nei villaggi, alla presenza di malattie di ogni genere, gravi e contagiose, che spesso sfociano in epidemie, come la malaria, il colera, le epatiti, il tifo e l’AIDS, che è divenuto un vero e proprio flagello; e posso aggiungere di conoscere da vicino anche i disagi che deve affrontare la comunità dei camerunesi residenti in Italia, composta in gran parte di studenti, per la difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro al termine degli studi.

A me sembra che nelle conferenze, nei dibattiti, nelle inchieste giornalistiche si parla degli immigrati come se si trattasse di persone piovute dal cielo. Nessuno osa affrontare il tema dell’inferno che essi hanno lasciato e dei motivi che li hanno spinti a cercare rifugio lontano dalla loro terra. Io credo invece che, se si vuole capire il fenomeno dell’emigrazione, sia necessario partire dall’analisi delle condizioni di vita che i migranti hanno lasciato in Patria.

Ho accennato per sommi capi alle condizioni di vita in Camerun, ma devo aggiungere che il Camerun è considerato il Paese leader dell’Africa Centrale e che quindi le condizioni di vita della popolazione negli altri Paesi che ne fanno parte (Congo RDC, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale e Rep. Centrafricana) sono ad un livello ancora più basso che in Camerun.

Ci troviamo in presenza di una contraddizione incredibile, perché non si sta parlando di Paesi privi di risorse, ma parliamo di Paesi che Dio ha voluto dotare esageratamente di materie prime di ogni genere (rame, cobalto, tantalite, zinco, manganese, tungsteno, cadmio, bauxite, petrolio, diamanti, argento, oro e altri metalli preziosi) ed anche di materie prime rarissime, come l’uranio, il mercurio rosso, il coltan, di natura strategica, il cui valore è inestimabile.

Il Congo RDC è senz’altro il Paese più ricco del mondo perché possiede in grande quantità tutte le materie prime anzidette e molte altre ancora. Eppure la sua popolazione è stremata dalla fame!

Sta di fatto che questo grande Paese, a dispetto della sue incalcolabili ricchezze naturali, occupa il penultimo posto (all’ultimo c’è lo Zimbabwe) nell’Indice di Sviluppo Umano (HDI), con un reddito pro-capite di 327 dollari l’anno.

2. Il fenomeno migratorio.

Le condizioni di vita inaccettabili inducono la popolazione, soprattutto i più giovani, ad abbandonare il proprio Paese in massa nella speranza di un futuro migliore, alla ricerca di quella speranza che è venuta a mancare a causa della miseria diffusa, dell’assenza di qualunque forma di tutela dei diritti dei lavoratori, del trattamento salariale che troppo spesso é fatto di elemosine che offendono la dignità stessa dei lavoratori, in violazione del 3° comma dell’art. 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che così recita: Ogni lavoratore ha diritto ad una equa remunerazione che assicuri a lui e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana.

E certamente non può definirsi equa remunerazione la paga mensile di 5 dollari per un guardiano o di 12 dollari per un infermiere in Congo RDC. Più propriamente possiamo chiamarla una miserabile elemosina.

A ciò si aggiunga la carenza dei servizi sociali e la dilagante disoccupazione giovanile, che è nell’ordine del 50%, e in qualche Paese, come lo Zimbabwe, supera addirittura l’80%.

In tale situazione milioni di giovani africani, sia studenti che lavoratori, si sono visti costretti ad emigrare nei Paesi nord-africani più sviluppati, e in Europa. Ed il fenomeno migratorio è in continua crescita!

Questa moltitudine di giovani che abbandonano la loro terra e i loro cari partono avendo nel cuore la speranza di RITORNARE un giorno da professionisti affermati ed esperti nei vari settori, da operai specializzati, da uomini d’affari, CON LA SODDISFAZIONE DI AVERCELA FATTA E CON LA VOGLIA DI METTERE A FRUTTO IL BAGAGLIO CULTURALE E L’ESPERIENZA PROFESSIONALE ACQUISITA ALL’ESTERO PER CONTRIBUIRE ALLO SVILUPPO E AL PROGRESSO DEL PROPRIO PAESE.

Io conosco da vicino la comunità camerunese, così come quella congolese e quella ivoriana, e posso dire di conoscere quindi il forte attaccamento dei camerunesi, dei congolesi e degli ivoriani alla loro terra, il loro orgoglio di essere camerunesi o congolesi o ivoriani, per cui mi rifiuto di credere che uno solo di loro, al momento di partire per l’Europa, possa nutrire dentro di sé il desiderio di abbandonare per sempre la terra dei propri antenati e di acquisire la nazionalità italiana, quella francese o quella spagnola.

3. Concessione della cittadinanza italiana.

Ritengo che questo argomento si debba affrontare partendo da un punto fermo, e cioè dal fatto che quasi tutti i Paesi di provenienza degli emigranti residenti in Italia non prevedono il diritto alla doppia cittadinanza e che per essi l’acquisto della cittadinanza italiana comporta inevitabilmente e automaticamente la perdita della cittadinanza di origine, con le seguenti conseguenze:

a) Una volta acquisita la cittadinanza italiana, per rientrare in Patria, per una visita ai parenti o per qualunque altro motivo, l’interessato deve munirsi di un Visto di ingresso da richiedere in Ambasciata o all’Ufficio Consolare. Questo di per sé attualmente non costituisce un problema, ma non si può escludere che possa diventare un problema in futuro. E poi c’è questa considerazione importante da fare: un camerunese che ha acquisito la cittadinanza italiana e che decide di rientrare nel Camerun per esercitare la propria professione di medico, di commercialista o di ingegnere, si troverà ad affrontare molte difficoltà dovute alla sua condizione di straniero in Patria, e così dovrà chiedere intanto il permesso di soggiorno e in seguito, se decide di restare definitivamente, dovrà chiedere la cittadinanza camerunese. Ma è probabile che gli venga negata per averla a suo tempo ripudiata al momento di acquisire la cittadinanza italiana!

b) Attribuire la cittadinanza italiana ad un bambino jus soli, solo per il fatto di essere nato in Italia, si traduce in un vero e proprio SOPRUSO a danno di un soggetto che non è ancora in grado di decidere e di scegliere, in quanto questo bambino crescerà e quando raggiungerà la maggiore età non potrà più scegliere di diventare cittadino del Paese di origine dei propri genitori e può darsi che maledirà di trovarsi in questa situazione non per sua colpa.

c) Io credo che per uno straniero residente in Italia la richiesta della cittadinanza è una scelta obbligata, non legata al desiderio puro e semplice di acquisire una nuova cittadinanza ma dipendente da fattori contingenti quali, ad esempio:

  • L’obbligo di recarsi periodicamente in Questura per il rinnovo del permesso di soggiorno;
  • Sperequazioni esistenti tra studenti italiani e studenti stranieri, tra laureati italiani e laureati stranieri;
  • Difficoltà nella ricerca di un impiego adeguato al titolo di studio conseguito;
  • Difficoltà di iscrizione a corsi di specializzazione;
  • Sperequazione nelle selezioni per l’assegnazione di posti di lavoro o di alloggi.

Indubbiamente sono questi i motivi di fondo che inducono uno straniero residente in Italia a chiedere la cittadinanza italiana, anche a costo di perdere quella del proprio Paese di origine.

Ma se le cose stanno così, il rimedio più adeguato non è quello di concedere la cittadinanza italiana ma ben altro, e precisamente:

  • La semplificazione e l’accelerazione delle procedure amministrative per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno;
  • Il rilascio di permessi di soggiorno a lungo termine o a tempo indeterminato per gli stranieri che studiano e lavorano;
  • Eliminazione per legge di ogni differenza di trattamento tra studenti italiani e stranieri, tra lavoratori italiani e stranieri, stabilendo come unico criterio di preferenza quello del MERITO.

4. Il ritorno in Patria.

Quando una persona abbandona la propria terra per cercare altrove la speranza di una vita migliore lo fa avendo nel cuore un grande sogno, quello di ritornare un giorno da professionista affermato, da ricco imprenditore, da grande uomo d’affari, e così via, per riversare la propria esperienza e il proprio bagaglio culturale nella propria terra in modo da contribuire così al progresso e allo sviluppo del suo Paese.

Questa è l’aspirazione di ogni emigrante, non è certo quella di diventare italiano!

Se le cose stanno così, bisogna cambiare strategia e pensare di fare il possibile perché migliorino le condizioni di vita nei Paesi di provenienza attraverso radicali riforme sociali e l’introduzione di norme a tutela dei diritti primari di tutti i lavoratori e dei cittadini di ogni ceto sociale, attraverso il miglioramento dei servizi per quanto riguarda la scuola, la sanità, i trasporti, le comunicazioni, attraverso la determinazione del Salario Minimo Garantito su basi congrue in modo che ai lavoratori sia assicurata una remunerazione che permetta loro di condurre una vita decorosa, nel pieno rispetto della già citata disposizione dell’art. 23, 3° comma, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Il RITORNO degli emigranti nei Paesi di origine è indispensabile, perché si tratta di Paesi in via di sviluppo, e un Paese in via di sviluppo non può permettersi il lusso di privarsi in via definitiva della popolazione migliore, soprattutto degli studenti che potenzialmente sono i dirigenti del domani.

Pertanto, è assolutamente necessario che l’O.N.U. e ogni altro organismo internazionale facciano tutto quanto è in loro potere per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale e inducano con ogni mezzo i governanti di questi Paesi a mettere in atto una politica trasparente nella gestione delle risorse esistenti e ad operare radicali riforme di carattere sociale e in senso propriamente democratico nella gestione della cosa pubblica, iniziando dall’annullamento o dalla rinegoziazione degli accordi economici con i Paesi occidentali ex colonizzatori, in modo di intraprendere realmente la strada del progresso e dello sviluppo.

Forse si tratta di una utopia, ma io sono fermamente convinto che non c’è un’altra strada, è solo attraverso questo processo riformatore che possono migliorare le condizioni di vita della popolazione nei Paesi in via di sviluppo e rendere possibile il ritorno degli emigranti nella loro terra per collaborare attivamente al progresso di ogni singola Nazione.

Parma, 16 Novembre 2013

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